
La Comunicazione Mediata dal Computer (CMC).
C’è spesso un atteggiamento scettico, soprattutto tra gli operatori "psico-sociali quando si parla di relazioni nei gruppi virtuali. Chi sostenendo che "in quanto virtuali" non si può parlare di gruppi, chi sostenendo che, per la stessa motivazione, non si può parlare di "relazioni". Sperando, in questo modo, di sottrarsi al disagio di confrontarsi con una delle frontiere dell’umano, la zona di confine tra uomo e macchina.
A mio parere, sostenere, come alcuni fanno, che non si ha a che fare con gruppi "perché non ci si vede" o "perché mancano i corpi" è conseguenza di almeno due assunti erronei che, per un verso, consistono nella riduzione del concetto di gruppo a quello di "gruppo faccia a faccia e per l’altro comportano la rimozione di una parte rilevante degli studi di psicologia sociale degli anni ‘50 (si pensi agli esperimenti condotti sulla struttura della comunicazione da Leavitt proprio utilizzando una macchina che non permetteva la comunicazione diretta tra i partecipanti)(Brown, 1990, pp.105-106)
Se ripercorriamo, invece, le definizioni più ricorrenti del termine "gruppo" (Brown, 1990, pp.) non è possibile negare che i "gruppi virtuali" siano tali, quando presentino alcune caratteristiche minimali: i partecipanti si riconoscano come membri dello stesso gruppo e questa caratteristica sia riconosciuta da un terzo "esterno".
Gli studi sulle caratteristiche dei "gruppi virtuali" e delle comunicazioni e relazioni che in essi avvengono, sono divenuti sempre più numerosi a partire dalla metà degli anni ‘80 nel momento in cui la comunicazione a distanza, sia in ambito educativo che produttivo diventa sempre più importante.
Mantovani (1995) riporta le tesi di Sproull e Kiesler che hanno argomentato circa la povertà di informazioni riguardo le situazioni relazionali interpersonali presente nella CMC e ne critica la concezione "che identifica il contesto sociale con l’insieme delle relazioni interpersonali " confrontandola con le elaborazioni successive, in particolare di Spearls e Lea, per sostenere che il sociale non è nelle relazioni ma nei processi di simbolizzazione (di sé, dell’altro, della situazione, ecc.). I riferimenti espliciti cui questa lettura si richiama sono la teoria dell’identità sociale di Tajfel e quella della categorizzazione del sé di Turner.
I due filoni sopracitati (rappresentati da un lato da Sproul e Kiesler, dall’altro da Spearls e Lea) costituiscono i poli principali nel dibattito sulle caratteristiche della CMC; di fatto riproducono la storica differenziazione nella lettura dei fenomeni di gruppo tra le letture interazioniste e quelle "gruppali" di derivazione lewiniana.
Da allora si sono moltiplicate le analisi e la ricerca sulle caratteristiche dei "gruppi virtuali"; analisi che hanno preso in considerazione la struttura della comunicazione, l’influenza dei ruoli e dello status, il processo decisionale. Indagati sono stati, in particolare, aspetti come le strategie di approccio, le identità multiple, il cambiamento di genere, le relazioni sentimentali, l’anonimato, la leadership, la partecipazione, la differenza di genere, la deindividualizzazione, ecc. I principali autori di riferimento sono ancora quelli che si sono occupati negli anni 50-70 di gruppi e comunità.
Le metodologie utilizzate fanno riferimento prevalentemente ad approcci di tipo sociologico ed antropologico, con una netta prevalenza dell’ osservazione" più o meno partecipante.
E’ rimasta in secondo piano, probabilmente per il minor interesse (o la maggiore difficoltà), la ricerca sullo sviluppo dei processi affettivi nei gruppi virtuali.
A mio parere, sostenere, come alcuni fanno, che non si ha a che fare con gruppi "perché non ci si vede" o "perché mancano i corpi" è conseguenza di almeno due assunti erronei che, per un verso, consistono nella riduzione del concetto di gruppo a quello di "gruppo faccia a faccia e per l’altro comportano la rimozione di una parte rilevante degli studi di psicologia sociale degli anni ‘50 (si pensi agli esperimenti condotti sulla struttura della comunicazione da Leavitt proprio utilizzando una macchina che non permetteva la comunicazione diretta tra i partecipanti)(Brown, 1990, pp.105-106)
Se ripercorriamo, invece, le definizioni più ricorrenti del termine "gruppo" (Brown, 1990, pp.) non è possibile negare che i "gruppi virtuali" siano tali, quando presentino alcune caratteristiche minimali: i partecipanti si riconoscano come membri dello stesso gruppo e questa caratteristica sia riconosciuta da un terzo "esterno".
Gli studi sulle caratteristiche dei "gruppi virtuali" e delle comunicazioni e relazioni che in essi avvengono, sono divenuti sempre più numerosi a partire dalla metà degli anni ‘80 nel momento in cui la comunicazione a distanza, sia in ambito educativo che produttivo diventa sempre più importante.
Mantovani (1995) riporta le tesi di Sproull e Kiesler che hanno argomentato circa la povertà di informazioni riguardo le situazioni relazionali interpersonali presente nella CMC e ne critica la concezione "che identifica il contesto sociale con l’insieme delle relazioni interpersonali " confrontandola con le elaborazioni successive, in particolare di Spearls e Lea, per sostenere che il sociale non è nelle relazioni ma nei processi di simbolizzazione (di sé, dell’altro, della situazione, ecc.). I riferimenti espliciti cui questa lettura si richiama sono la teoria dell’identità sociale di Tajfel e quella della categorizzazione del sé di Turner.
I due filoni sopracitati (rappresentati da un lato da Sproul e Kiesler, dall’altro da Spearls e Lea) costituiscono i poli principali nel dibattito sulle caratteristiche della CMC; di fatto riproducono la storica differenziazione nella lettura dei fenomeni di gruppo tra le letture interazioniste e quelle "gruppali" di derivazione lewiniana.
Da allora si sono moltiplicate le analisi e la ricerca sulle caratteristiche dei "gruppi virtuali"; analisi che hanno preso in considerazione la struttura della comunicazione, l’influenza dei ruoli e dello status, il processo decisionale. Indagati sono stati, in particolare, aspetti come le strategie di approccio, le identità multiple, il cambiamento di genere, le relazioni sentimentali, l’anonimato, la leadership, la partecipazione, la differenza di genere, la deindividualizzazione, ecc. I principali autori di riferimento sono ancora quelli che si sono occupati negli anni 50-70 di gruppi e comunità.
Le metodologie utilizzate fanno riferimento prevalentemente ad approcci di tipo sociologico ed antropologico, con una netta prevalenza dell’ osservazione" più o meno partecipante.
E’ rimasta in secondo piano, probabilmente per il minor interesse (o la maggiore difficoltà), la ricerca sullo sviluppo dei processi affettivi nei gruppi virtuali.
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