martedì 17 giugno 2008

La Consulta dei Saggi

Desidero informare che, all'interno del Progetto denominato "Il Tempo liberato", a suo tempo approvato e finanziato dal Centro Servizi per il Volontariato (CSV - Marche) ed avente quale ente capofila l'associazione per il Volontariato AVULSS Alto e Medio Metauro di Urbania, si è costituita la "Consulta dei Saggi".
Tutto è nato dalla consapevolezza che l’anziano, in un mondo oramai asservito alla produttività e che pone come parametro unico del benessere, il prodotto interno lordo, sia sempre più inascoltato e lasciato solo.
La Consulta dei saggi diviene quindi il luogo di incontro dell’esperienza vissuta e che, attraverso canali opportuni, può far sentire la sua voce. Mediante un percorso articolato che ha visto anche la realizzazione di un Comitato Anziani interno alla Casa di Riposo “Piccini Neretti del Comune di Urbania, si è giunti alla condivisione di uno statuto ed un organigramma.
Membri della Consulta dei saggi sono: 1 rappresentante del Comitato Anziani della Casa di Riposo “Piccini Naretti”, 2 rappresentanti (un uomo ed una donna) del “Centro Socio Ricreativo 2000” di Urbania, 1 rappresentante dell’AVULSS di Urbania, 1 rappresentante AUSER-SPI-CGIL, 1 rappresentante FNP-CISL, 1 rappresentante UILP-UIL, 1 rappresentante Associazione Senza FrontiereCARITAS, 1 rappresentante del Mondo religioso.
La Consulta, studia e ricerca modalità di intervento volte alla realizzazione di iniziative e progetti su problematiche della terza età. Collabora alla promozione ed al potenziamento di servizi alla persona ed individua forme di coinvolgimento per la loro gestione. Collabora con gli assessorati competenti alla individuazione ed eventualmente alla realizzazione di iniziative culturali, ricreative, aggregative e di conoscenza sui bisogni abitativi e sugli spazi di vita degli anziani emergenti sul territorio.

Mirco Marchetti coordinatore del progetto “Il Tempo Liberato” e Presidente Consulta Saggi

venerdì 21 marzo 2008

INVITO ISCRIZIONI SEMINARI DI SENSIBILIZZAZIONE VIRTUALI

Viene proposto un “Seminario di sensibilizzazioneonline in data, sabato 31 maggio 2008

Il seminario si prefigge l’obiettivo di far scoprire le varie fasi di gestazione di un Gruppo attraverso le dinamiche che in esso si instaurano ad opera delle relazioni tra i membri partecipanti. Il corso ha caratterizzazione formativa nel senso di un apprendimento attraverso l’esperienza. Ognuno apprende qualcosa di sé mettendosi in particolare relazione con gli altri e con il gruppo.

Il seminario si svolge in una giornata, con inizio alle ore 09,30 e termine alle ore 20,00. Chiaramente gli incontri saranno intervallati da pause che verranno
opportunamente
comunicate ai partecipanti circa una settimana prima dell'incontro.
Ogni blocco è comunque di due ore.

Non si richiedono titoli di studio particolari, mentre è richiesto l’uso di un personal computer e relativa connessione ad internet quindi, la padronanza di movimento in chat-line.

La quota di partecipazione per ogni utente è di 40 euro + IVA

Per iscriversi al seminario:

1 - invio al dott. Mirco Marchetti della quota di iscrizione che formalizza la pratica (assegno, vaglia, c/c bancario n.5981 presso Banca Marche- Agenzia di Fermignano, ABI 6055.8, CAB 68280.7) e successivo invio al dott.Mirco Marchetti dei dati dell'avvenuto versamento, via mail m.marchet@tiscali.it specificando Nome e Cognome, professione, età e luogo di provenienza.

Per ulteriori altri chiarimenti scrivere sul blog o inviare e-mail all'indirizzo sopra specificato.

dott. Mirco Marchetti
Viale Kennedy, 15
61033 - Fermignano (PU)


sabato 24 novembre 2007

Corsi Gratuiti (Laboratori di sensibilizzazione)


I Corsi di sensibilizzazione sono stati spostati al lunedì sera, dalle 20,30 alle 22,30. Il gruppo di partecipanti ha condiviso assieme la giornata e l’orario. La sede degli incontri è sempre ubicata in via Castiglione, 2 Urbania. Quindi il prossimo incontro sarà Lunedì 26/11 alle ore 20,30, se alcuni fossero interessati a partecipare la cosa può essere ancora fattibile, quindi si prega, nel caso, di mettersi in contatto con il sottoscritto onde io possa valutare la possibilità di partecipazione ai su-menzionati Corsi Gratuiti. Nei prossimi incontri venturi sarà poi difficile partecipare, comunque per ogni ulteriore richiesta di ingresso nel gruppo mi riservo il diritto di valutare caso per caso.

Si ricorda che al termine verrà rilasciato un attestato di frequenza.

Cordialmente,

Mirco Marchetti

sabato 17 novembre 2007

Gruppi virtuali e ricerca psicosociale

Le Relazioni nei gruppi virtuali (Di Luca Bacchetta)

La Comunicazione Mediata dal Computer (CMC).

C’è spesso un atteggiamento scettico, soprattutto tra gli operatori "psico-sociali quando si parla di relazioni nei gruppi virtuali. Chi sostenendo che "in quanto virtuali" non si può parlare di gruppi, chi sostenendo che, per la stessa motivazione, non si può parlare di "relazioni". Sperando, in questo modo, di sottrarsi al disagio di confrontarsi con una delle frontiere dell’umano, la zona di confine tra uomo e macchina.

A mio parere, sostenere, come alcuni fanno, che non si ha a che fare con gruppi "perché non ci si vede" o "perché mancano i corpi" è conseguenza di almeno due assunti erronei che, per un verso, consistono nella riduzione del concetto di gruppo a quello di "gruppo faccia a faccia e per l’altro comportano la rimozione di una parte rilevante degli studi di psicologia sociale degli anni ‘50 (si pensi agli esperimenti condotti sulla struttura della comunicazione da Leavitt proprio utilizzando una macchina che non permetteva la comunicazione diretta tra i partecipanti)(Brown, 1990, pp.105-106)

Se ripercorriamo, invece, le definizioni più ricorrenti del termine "gruppo" (Brown, 1990, pp.) non è possibile negare che i "gruppi virtuali" siano tali, quando presentino alcune caratteristiche minimali: i partecipanti si riconoscano come membri dello stesso gruppo e questa caratteristica sia riconosciuta da un terzo "esterno".

Gli studi sulle caratteristiche dei "gruppi virtuali" e delle comunicazioni e relazioni che in essi avvengono, sono divenuti sempre più numerosi a partire dalla metà degli anni ‘80 nel momento in cui la comunicazione a distanza, sia in ambito educativo che produttivo diventa sempre più importante.

Mantovani (1995) riporta le tesi di Sproull e Kiesler che hanno argomentato circa la povertà di informazioni riguardo le situazioni relazionali interpersonali presente nella CMC e ne critica la concezione "che identifica il contesto sociale con l’insieme delle relazioni interpersonali " confrontandola con le elaborazioni successive, in particolare di Spearls e Lea, per sostenere che il sociale non è nelle relazioni ma nei processi di simbolizzazione (di sé, dell’altro, della situazione, ecc.). I riferimenti espliciti cui questa lettura si richiama sono la teoria dell’identità sociale di Tajfel e quella della categorizzazione del sé di Turner.

I due filoni sopracitati (rappresentati da un lato da Sproul e Kiesler, dall’altro da Spearls e Lea) costituiscono i poli principali nel dibattito sulle caratteristiche della CMC; di fatto riproducono la storica differenziazione nella lettura dei fenomeni di gruppo tra le letture interazioniste e quelle "gruppali" di derivazione lewiniana.

Da allora si sono moltiplicate le analisi e la ricerca sulle caratteristiche dei "gruppi virtuali"; analisi che hanno preso in considerazione la struttura della comunicazione, l’influenza dei ruoli e dello status, il processo decisionale. Indagati sono stati, in particolare, aspetti come le strategie di approccio, le identità multiple, il cambiamento di genere, le relazioni sentimentali, l’anonimato, la leadership, la partecipazione, la differenza di genere, la deindividualizzazione, ecc. I principali autori di riferimento sono ancora quelli che si sono occupati negli anni 50-70 di gruppi e comunità.

Le metodologie utilizzate fanno riferimento prevalentemente ad approcci di tipo sociologico ed antropologico, con una netta prevalenza dell’ osservazione" più o meno partecipante.

E’ rimasta in secondo piano, probabilmente per il minor interesse (o la maggiore difficoltà), la ricerca sullo sviluppo dei processi affettivi nei gruppi virtuali.

domenica 12 agosto 2007

Case di Riposo e gestione di alcune problematiche (1)


Vorrei, con questo intervento, porre all’attenzione alcune problematiche che spesso occorre affrontare nel momento in cui si gestisce una Casa di Riposo o una Casa protetta.
Anzitutto occorre rilevare che, questo tipo di strutture, da ritenersi “ultime spiagge” verso cui approdare, debbono comunque prestare attenzione ed ascolto alla richiesta di aiuto che parte da un intero contesto familiare. Ad assolvere tale compito e, quindi, indirizzare verso soluzioni adatte ad ogni singolo caso esposto, esistono in primis le varie Unità di Valutazione Distrettuali (UVD) che, in un clima di collegialità (così dovrebbe essere, ma il condizionale m’è sempre d’obbligo), decidono verso quali strutture o servizi (Assistenza domiciliare, Centri Diurni, Case di Riposo, Case Protette, Case Albergo, RSA, et cetera), indirizzare la persona onde poter ricevere un servizio meglio rispondente alle particolari esigenze che il caso specifico presenta.

Una volta appurato, dagli organi di valutazione preposti e su menzionati che il miglior servizio da offrirsi per quel singolo caso è, per l’appunto, la Casa di Riposo, la struttura si premura di accogliere con la professionalità dovuta, sia la persona, che l’intero contesto familiare, poiché, essendo la struttura cui ci si riferisce una struttura con vocazioni socio-sanitarie, gli obblighi che la stessa deve assolvere per poter prestare un servizio ottimale sono indirizzati verso una capacità relazionale e di gestione dei rapporti umani oltre che verso il minimo di garanzie consentito e che il tipo di struttura è tenuto ad erogare, mi riferisco nella fattispecie, ai servizi che si indirizzano nel versante igienico-sanitario.

Coordinando, all’interno di una struttura residenziale per anziani, un progetto che intende promuovere i P.A.I (Piani di Assistenza Individualizzati), non di rado mi trovo coinvolto in situazioni di estrema criticità che, se da un lato evidenziano una problematica di carattere gestionale, dall’altro occorre evidenziare che lo stesso tipo di problematica spesso non coincide con gli effettivi bisogni che la persona anziana in realtà esprime.    

                                     Il Vagabondaggio afinalistico

Perfettamente ascrivibile in un contesto di demenza senile, il vagabondaggio afinalistico diviene per l’anziano ospite una modalità comportamentale che spesso getta nello sconforto anche le persone che gravitano attorno l’anziano stesso. In pratica la persona, come ben suggerisce il termine del disagio comportamentale, si muove in ogni dove senza uno scopo preciso e spesso in maniera convulsa, spostando oggetti e, magari collocandoli in luoghi senza uno scopo immediatamente intuibile. E’ a questo punto che spesso si adottano, a mio parere con troppa facilità misure di contenzione, non di rado infatti l’anziano viene legato ad una poltrona e, siccome ancor più raramente accetta quella condizione ed allo scopo inizia ad urlare, il medico ancor più facilmente prescrive un farmaco sedativo che avrà il solo scopo di rendere la persona in uno stato quasi vegetale ma che, comunque, non si lamenterà più. Ora, visto che la contenzione ed i farmaci, non vanno a soddisfare i bisogni della persona quanto quelli di chi sta loro attorno, a partire dal personale assistente e medico infermieristico, il Progetto Individuale (P.A.I) si mostra in questi casi soprattutto il luogo deputato in cui vanno prese le giuste misure valutando il problema da angolature differenti visto che partecipano al Piano (il medico, l’infermiere, l’assistente sociale, il tutor assistente, il resposabile della struttura ed un famigliare). Lì, e solo in quel luogo dietro una valutazione multidimensionale della persona, vanno prese le misure adatte al caso. Purtroppo in pochissime strutture, che io conosca, si svolgono prassi indirizzate in tal senso, mentre è sempre imperante la logica dei mansionari ed il potere decisionale è posto, a seconda dei casi, esclusivamente nelle parziali mani dei medici o dell’infermiere o del responsabile della struttura. Nel caso su-menzionato credo sia intuibile che, per una ragione di più occorre si operi in un clima che adotti il più alto grado di collegialità.

Mirco Marchetti

sabato 7 luglio 2007

Gestalt


Voglio prendere spunto da questo esempio genialmente messo all'attenzione da Guido Contessa per dare un'ulteriore conferma della veridicità della teoria della Gestalt:

"Secnodo un pfrosseore dlel'Unviesrita' di Cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l'uinca csoa imnorptate e' che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato puo' serbmare mloto cnofsuo e noonstatne ttuto si puo' legerge sezna mloti prleobmi. Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi ltetera una ad una, ma la paolra nel suo isineme."

Mirco Marchetti

lunedì 4 giugno 2007

Parlare fa bene


Le storie delle persone affiorano come papaveri in un campo di grano, singoli puntini rossi interrompono l’abbagliante oggettività dorata. Allo stesso modo, e forse ancor più, la società è puntellata da individuali percorsi esistenziali che rompono le forme della categorizzazione e del generalismo.
Esiste una categoria sociale ben definita, quella degli anziani, alle volte se vogliamo parlare di una persona anziana siamo propensi a porre la nostra attenzione su quella caratteristica che, secondo lo stereotipo, il pregiudizio o come lo definisce Erving Goffman, stigma, deve contraddistinguere la categoria dei vecchi, ossia la “perdita”: di forza fisica, di energie psichiche, di risorse economiche, di relazioni affettive e sessuali, di ruolo sociale. Ma perché i vecchi ci sembrano tutti uguali? Forse, riflettendo, possiamo affermare che noi adulti manifestiamo la tendenza a collocarli in una categoria poiché categorizzare è un processo che ci permette di far fronte a situazioni nuove con un leggero dispendio di energie psichiche, quindi è conveniente inserire una persona e/o la situazione ad essa collegata nella categoria conosciuta, la vecchiaia.
Potremmo provare un altro percorso!(?)
Scoprire la dimensione soggettiva delle storie di vita degli anziani dai racconti. Raccontare e raccontarsi è colmo di implicazioni per la persona, il raccontarsi aiuta la propria identità, il costante andirivieni, tra passato e presente, dei pensieri aiuta l’anziano a rappresentarsi come un’unità specifica, coerente, unica, nonostante i mutamenti biologici, psicologici e sociali.
Certo, in alcuni casi deve esserci un persona preparata e disponibile ad ascoltare per conoscere le esigenze e i bisogni della persona che si ha di fronte, per stabilire una relazione interpersonale fondata sull’empatia, l’autenticità e la spontaneità, per trasmettere fiducia nei confronti dell’anziano interlocutore con un ascolto attivo e un atteggiamento non giudicante, instaurando quindi un clima di libertà nell’uso della comunicazione verbale e non verbale, ma in altrettanti casi ognuno di noi ha le potenzialità per raccogliere sentimenti, emozioni ed esperienze che compongono il bilancio di una intera esistenza vissuta dall’anziano nonno, padre, zio o sconosciuto vecchio incontrato per strada.
“Parlare fa bene”, se parlassimo con gli anziani potremmo conoscere e forse comprendere che non sono mostri, non sono il riflesso negativo di ciò che saremo, ma ci appariranno solo come singoli papaveri in un campo di grano…

Massimo Tumini