sabato 26 maggio 2007

AnimataMente e l'Animazione professionale

AnimataMente è un’Associazione di professionisti del benessere immateriale e che si occupa in maniera professionale di Animazione.
Vediamo allora cosa intendiamo noi per Animazione visto che il termine spesso assume connotazioni bizzarre e fuorvianti.

L’Animazione è una pratica sociale indirizzata alla “presa di coscienza ed allo sviluppo del potenziale represso, rimosso o latente, di individui, piccoli gruppi e comunità” (G. Contessa). In questo, l’Animatore diviene un “facilitatore”, un professionista cioè che accompagna un individuo, un gruppo di persone o una piccola Comunità ad evolvere, operando un cambiamento che consenta di passare da una situazione vissuta come precaria o di disagio verio e proprio, ad una situazione di benessere. Secondo Margherita Sberna, l’Animatore deve "tirar fuori" dalle persone quello che in esse già è, ma che è stato soppresso o mortificato da una serie di pressioni esterne dalle quali è ormai difficile liberarsi da soli. In questo Egli viene definito anche come un facilitatore.
L’Animatore non deve mai sostituirsi agli altri, deve invece riuscire a portare a coscienza, nell’individuo o nel gruppo, ciò che l’individuo o il gruppo non riescono da soli a tirare fuori. In questo avviene un gioco tra le parti, un gioco in cui soggetto ed oggetto (Animatore ed Utente) si compenetrano e si com-prendono a vicenda. Per il “principio di indeterminazione”, l’osservatore nel momento in cui osserva il campo, contemporaneamente nell’atto del guardare, produce in esso un cambiamento ed è dal campo stesso modificato. E’ un po’ ciò che succede al fisico quando illumina, per poterli osservare, dei fotoni con un fascio di luce.
La pratica della Ricerca-Azione, sostiene un po' questo nel momento in cui si va ad evidenziare che quando ricerco agisco e quando agisco ricerco.

In base a questo Margherita Sberna afferma in proposito alla figura dell’Animatore: “ Non deve riempire con contenuti suoi le persone come fossero contenitori vuoti. Egli deve sempre ricordare che il rapporto con gli altri arricchisce entrambe le parti. Quindi se è certamente vero che con il suo lavoro egli aiuta gli altri a riscoprirsi e a realizzarsi pienamente, è altrettanto vero che la sua maturazione e crescita personale sono continuamente arricchite dal continuo contatto con gli individui che portano racchiuso in sè un loro patrimonio di conoscenze, esperienze, sentimenti degni di rispetto e di considerazione.”
Ecco che allora all’Animatore occorrono le seguenti doti: “...l’animatore deve possedere i tre stadi del sapere (conoscenze, informazioni, ecc.), saper fare (possedere tecniche, capacità di agire e fare programmi/progetti), saper essere (capacità di realizzare nella propria vita personale ciò che sa e che sa fare).” (M.Sberna)

Mirco Marchetti
Sociologo ed Animatore libero professionista

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