
L’Animazione mette a disposizione i suoi strumenti in svariati contesti ed opera professionalmente in tutte le situazioni che evidenziano un disagio o esprimono un bisogno, operando con la finalità di ottenere uno stato di benessere adoperando le risorse che quel tipo di utenza possiede anche in forma latente o inespressa, ma giacente in potenza. Il primo passo deve quindi essere indirizzato all’ascolto poiché, rogersianamente, siamo convinti che l’utente sa sempre qualcosa in più di noi. Quindi “far esprimere”, poiché l’Animazione è protesa al “far fare”, nell’accezione in cui far esprimere significa spremere fuori, i bisogni dell’utente e tentare di darne soddisfazione. Il benessere che ricerca l’Animazione è un benessere orientato alla crescita, di gruppo o personale, nell’offerta di opportunità ulteriori che possano gettare le basi per offrire l’opportunità di un cambiamento. Il cambiamento è quindi una delle prime finalità che l’Animazione persegue; passare da uno stato di insoddisfazione ad un altro di maggior benessere è ciò che chiede l’utente in genere e ciò che l’Animazione tenta di fare. In questo, l’Animazione Professionale “opera in forma retribuita e secondo un metodo scientifico” (G.Contessa – L’Animazione ed. CSE). Gli interventi sono rivolti principalmente a singoli, gruppi, organizzazioni e comunità. Personalmente mi occupo di “Gruppi di sensibilizzazione” Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (AMA) Gruppi di Lavoro, ponendo attenzione alla elaborazione e gestione del conflitto, mi occupo di Animazione nelle Case di Riposo facendo riferimento in quest’ultimo caso a metodologie e strumenti quali “L’Animazione musicale”, l’approccio stheineriano al colore e le dinamiche di gruppo psicomotorie, oltre al costante riferimento, nell’approccio strategico alla relazione ed alla comunicazione con utenti in età avanzata ed in stato di disorientamento spazio/temporale, al Metodo Validation di Naomi Feil.
Ma un buon Animatore deve pure saper progettare, creare connessioni e sinergie. Deve, in pratica, saper accendere il fuoco che sappia donare energia affinché l’utenza possa riuscire a passare da uno stato ad un altro, nello stesso modo in cui per far passare l’acqua da uno stato liquido ad uno gassoso, occorre la si addizioni di quella giusta energia capace di rompere i vecchi legami tra le molecole passando dopo un periodo di caos ad un altro stato fisico.
Metodologie di intervento: Le culture del lavoro per progetti. L’individuazione di differenti
contesti di intervento, delle loro caratteristiche e relazioni interne ed esterne (gruppo, gruppi,
comunità, territorio-quartiere, territorio-città). L’osservazione e l’analisi dei bisogni e delle risorse.
Si può pensare all’animazione come intervento nel
territorio, al fine di favorire i processi di crescita della capacità dei singoli e dei gruppi di partecipare e gestire la
realtà sociale in cui vivono, avvalendosi, oltrechè dell’azione nel territorio, dell’uso
dell’azione psicosociale volta a promuovere la capacità espressiva delle persone.
L’Animazione svolge quindi la propria attività nei riguardi di
persone di diverse età, mediante la formulazione e la attuazione di progetti animativi caratterizzati
da intenzionalità e continuità, volti a promuovere e contribuire al pieno sviluppo delle potenzialità
di crescita personale e di inserimento e partecipazione sociale, agendo, per il perseguimento di tali
obiettivi, sulla relazione interpersonale, sulle dinamiche di gruppo, sul sistema familiare, sul
contesto ambientale e sull’organizzazione dei servizi in campo sociale.
Le varie funzioni dell’Animatore sono quindi:
1. Funzione di prevenzione delle forme di disagio, devianza e marginalità sociale, nelle situazioni
"a rischio". 1.1. acquisizione di adeguate conoscenze sui fenomeni e condizioni che possono
determinare situazioni di disagio concorrendo anche alla formulazione di mappe a rischio; 1.2.
instaurazione e mantenimento di adeguati rapporti con gruppi, aggregazioni, comunità, attraverso
contatti interpersonali e di gruppo; 1.3. promozione delle risorse e delle attività per prevenire
situazioni di rischio, valorizzando modelli di comportamento positivi.
2. Funzioni di rafforzamento della personalità, inducendo nell’individuo atteggiamenti positivi
verso la vita, verso gli altri aumentando il livello di sicurezza del SE’, stimolando a ricercare e ad
acquisire un proprio ruolo. 2.1. attuazione di interventi animativi, a livello
individuale e di gruppo, e di stimolo alla crescita personale, all’autonomia ed alla responsabilità
individuale e sociale; 2.2. programmazione ed organizzazione dei vari momenti di vita comunitaria
e delle attività di gruppo, in rapporto con la famiglia, la scuola, i servizi, le istituzioni, in relazione
alle problematiche individuate;
3. Funzione abilitativa ed educativa finalizzata a migliorare, esprimere, rendere operanti le
potenzialità della persona, nei casi di disabilità psico-fisica e nei casi in cui occorra ricostruire
rapporti ed obiettivi di vita.
Mirco Marchetti
Ma un buon Animatore deve pure saper progettare, creare connessioni e sinergie. Deve, in pratica, saper accendere il fuoco che sappia donare energia affinché l’utenza possa riuscire a passare da uno stato ad un altro, nello stesso modo in cui per far passare l’acqua da uno stato liquido ad uno gassoso, occorre la si addizioni di quella giusta energia capace di rompere i vecchi legami tra le molecole passando dopo un periodo di caos ad un altro stato fisico.
Metodologie di intervento: Le culture del lavoro per progetti. L’individuazione di differenti
contesti di intervento, delle loro caratteristiche e relazioni interne ed esterne (gruppo, gruppi,
comunità, territorio-quartiere, territorio-città). L’osservazione e l’analisi dei bisogni e delle risorse.
Si può pensare all’animazione come intervento nel
territorio, al fine di favorire i processi di crescita della capacità dei singoli e dei gruppi di partecipare e gestire la
realtà sociale in cui vivono, avvalendosi, oltrechè dell’azione nel territorio, dell’uso
dell’azione psicosociale volta a promuovere la capacità espressiva delle persone.
L’Animazione svolge quindi la propria attività nei riguardi di
persone di diverse età, mediante la formulazione e la attuazione di progetti animativi caratterizzati
da intenzionalità e continuità, volti a promuovere e contribuire al pieno sviluppo delle potenzialità
di crescita personale e di inserimento e partecipazione sociale, agendo, per il perseguimento di tali
obiettivi, sulla relazione interpersonale, sulle dinamiche di gruppo, sul sistema familiare, sul
contesto ambientale e sull’organizzazione dei servizi in campo sociale.
Le varie funzioni dell’Animatore sono quindi:
1. Funzione di prevenzione delle forme di disagio, devianza e marginalità sociale, nelle situazioni
"a rischio". 1.1. acquisizione di adeguate conoscenze sui fenomeni e condizioni che possono
determinare situazioni di disagio concorrendo anche alla formulazione di mappe a rischio; 1.2.
instaurazione e mantenimento di adeguati rapporti con gruppi, aggregazioni, comunità, attraverso
contatti interpersonali e di gruppo; 1.3. promozione delle risorse e delle attività per prevenire
situazioni di rischio, valorizzando modelli di comportamento positivi.
2. Funzioni di rafforzamento della personalità, inducendo nell’individuo atteggiamenti positivi
verso la vita, verso gli altri aumentando il livello di sicurezza del SE’, stimolando a ricercare e ad
acquisire un proprio ruolo. 2.1. attuazione di interventi animativi, a livello
individuale e di gruppo, e di stimolo alla crescita personale, all’autonomia ed alla responsabilità
individuale e sociale; 2.2. programmazione ed organizzazione dei vari momenti di vita comunitaria
e delle attività di gruppo, in rapporto con la famiglia, la scuola, i servizi, le istituzioni, in relazione
alle problematiche individuate;
3. Funzione abilitativa ed educativa finalizzata a migliorare, esprimere, rendere operanti le
potenzialità della persona, nei casi di disabilità psico-fisica e nei casi in cui occorra ricostruire
rapporti ed obiettivi di vita.
Mirco Marchetti
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